Hamelin


Giovedì 15 maggio – ore 10:30 (workshop con adulti)

Le figure per raccontare. Storie di storie senza parole
Come si legge un libro che non ha un testo scritto? Un libro fatto solo di figure? Gli albi senza parole mettono comprensibilmente in crisi molti di noi, perché si affidano al solo potere delle immagini. Ma essi raccontano molte storie, se sappiamo leggerle. Spesso il lettore adulto si trova senza appigli davanti a questi libri: si è troppo poco abituati a leggere le immagini e non considerarle come una decorazione rispetto alla pura parola.
Vengono chiamati spesso silent book, libri silenziosi, ma sono in realtà luoghi pieni di rumori, suoni, di vita. Sta agli occhi dei tanti lettori il compito di scoprirle e porsi in una lettura collettiva e condivisa, di costruire, attraverso i dettagli che la pagina offre all’occhio, grandi narrazioni. Il libro senza parole diventa un luogo di scambio, di opinioni e di esperienza, di storie private e di indicazioni molto precise su quanti modi esistano di leggere. Ancora prima delle singole parole. Per questo ci sembra molto importante analizzarli nell’ottica di uno strumento che travalica la barriera linguistica e che permette, usando un linguaggio universale iconico, di trovare un questi libri un porto franco, una piattaforma di scambio e di relazione.
L’incontro prevede la presentazione di diversi titoli, italiani e stranieri, da discutere con i presenti al pomeriggio di formazione. Nell’incontro si metterà in luce l’importanza di questi strumenti rispetto all’affrontare temi importanti come quello dell’intercultura e del migrante e a cui è dedicato il n. 35 della rivista “Hamelin. Storie, figure, pedagogia”, che sarà per l’occasione presentato.
 
Alla fine dell’incontro sarà consegnata una bibliografia critica di riferimento e una relativa agli albi  analizzati.

Venerdì 16 maggio – ore 9:00 (workshop con i ragazzi delle scuole)

Le parole delle figure. Percorso sui silent book
Come leggiamo le figure? L’interrogativo, che può sembrare banale pone l’acconto sull’azione delle lettura delle immagini come un’operazione al pari della lettura delle parole, che riporta la nostra attenzione sull’importanza di imparare a guardare e spostare l’asse della comunicazione dallo scritto, spesso barriere, alle figure, patrimonio invece condivisibile da tutti e portatore di infinite storie.
Ecco perché si propone di lavorare, all’interno di un percorso sull’intercultura, con uno strumento che di per se scavalca le differenze, i libri senza parole, quei libri che usano le sole immagini come modo per raccontare.
Questi libri vengono chiamati spesso silent book, libri silenziosi, ma sono in realtà luoghi pieni di parole di storie. Sta agli occhi dei tanti lettori il compito di scoprirle e porsi in una lettura collettiva e condivisa, di costruire, attraverso i dettagli che la pagina offre all’occhio, grandi narrazioni.
Il libro senza parole diventa allora un luogo di scambio, di opinioni e di esperienza, di storie private, e di indicazioni molto precise su quanti modi esistano di leggere. Ancora prima delle singole parole.

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