Proteste al CARA di Mineo. Si faccia qualcosa prima che sia troppo tardi!


Intense giornate di protesta al CARA.  Arci Catania, Assemblea Immigrazione, Arci Catania Rete Antirazzista Catanese, Antirazzisti catanesi e Borderlinesicilia Onlus eravamo lì a dare voce e a cercare di tradurre in richieste politiche le istanze dei richiedenti asilo ospiti del CARA di Mineo. Tante le cose da dire sulla giornata. Le istanze dei migranti prima di tutto. A breve uscirà la piattaforma con le loro richieste. Il dato principale da registrare è che oggi i migranti hanno voluto manifestare pacificamente tutti insieme cercando di comunicare con gli abitanti della zona e con le istituzioni locali. Un piccolo scontro con la polizia, con un arrestato per reati ancora da verificare non può sminuire comunque il senso di una protesta legittima rispetto ad una situazione che tutti vivono male nel territorio: i richiedenti asilo come la popolazione locale. Gli unici a ricevere beneficio da questo assurdo sistema d’accoglienza sono le cooperative locali (tra cui la stessa che è stata buttata fuori da Lampedusa per il trattamento inumano riservato ai richidenti asilo lì accolti), i sindaci del consorzio amministratore “calatino terra d’accoglienza” , i loro padrini politici rappresentanti degli stessi partiti che sostengono questo governo (PD, NCD), e i lavoratori raccomandati del centro assunti con chissà quali logiche clientelari e con chissà quale competenza in materia di accoglienza ai migranti.
Dal Ministero dell’Interno nel frattempo nessuna risposta alle loro istanze; l’unico rappresentante ad ascoltarli, anche perché inizialmente preoccupato di una temuta invasione nella sua città, è stato il sindaco di Palagonia Valerio Marletta che non poteva avere alcuna risposta da dare sul merito delle richieste dei richiedenti asilo, ma di cui ha accolto lo stesso le rivendicazioni, criticando apertamente un modello d’accoglienza sbagliato e mal gestito, dal quale non può uscire nulla di buono. Sulla piazza antistante il municipio di Palagonia, individuato come luogo finale del corteo pacifico della vertenza da parte dei migranti, si è vissuto un bel momento di confronto tra questi e la cittadinanza di Palagonia. Passata la paura di invasioni e violenze, molti palagonesi si sono trovati ad ascoltare le ragioni dei migranti. Da parte loro i migranti hanno voluto esprimere con forza il loro stato di disagio e chiarire che non c’è alcuna intenzione di usare violenza, ma chiedono fermamente che venga loro riconosciuta la protezione internazionale e condizioni d’accoglienza migliori che questo CARA, così com’è non potrà mai gestire. Dislocato a decine di chilometri dai centri abitiati circostanti e con all’interno circa 4000 mila persone (per nmero gli stessi della città di Mineo) è nei fatti un luogo di segregazione raziale in cui questi esseri umani sono costretti a vivere in attesa di un solo pezzo di carta che gli riconosca il diritto a rimanere in Italia e in Europa legalmente e potersi ricostruire una vita ormai compromessa nei paesi da cui fuggono per guerra, fame e disperazione sociale. Chiudere gli occhi rispetto a tanta sofferenza significa alimentare una guerra tra poveri in un territorio che già soffre acutamente le conseguenze di una crisi economica senza precedenti. Dalla politica e dalle istituzioni venga un segnale di apertura prima che sia troppo tardi. Oggi abbiamo cercato di costruire un ponte tra autoctoni e stranieri e abbiamo dato la possibilità ai richidenti asilo di esprimere le loro opinioni. Tuttavia, da una parte e dall’altra restano grumi di paura, risentimento e incomprensione reciproca che potrebbero facilmente trasformarsi in violenza acuta e sorda se le istituzioni non faranno la loro parte. Ci si augura che ciò avvenga nel più breve tempo possibile. Intanto, nell’attesa che questo mega-CARA venga definitivamente chiuso, la prima cosa da fare consisterebbe nel garantire un progressivo, ma repentino ridimensionamento del numero degli ospiti presenti. Inoltre dovrebbe essere previsto con urgenza il rafforzamento della commissione territoriale a cui non solo il Ministero dell’Interno, ma anche l’OIM e l’UNHCR dovrebbero provvedere. Andrebbero garantite migliori condizioni di permanenza all’interno della struttura fornendo un presidio sanitario adeguato alle esigenze di 4000 persone, nonché strumenti che favoriscano l’integrazione a partire dai corsi di italiano. Sebbene l’ente gestore del CARA affermi di provvedere a tutti questi servizi, affermando nel falso di poter gestire una situazione di sovraffollamento e di precarietà simile, sembra sia arrivato il momento di porre termine a questo “modello sperimentale” di gestione dell’emergenza. Chi propose il CARA di Mineo a suo tempo – in particolare il pluricondannato Silvio Berlusconi e l’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni – lo fecero con le peggiori intenzioni ormai note e documentate in vari dossier. Come a Lampedusa e negli altri centri informali, sorti un po’ ovunque quest’estate in Sicilia, senza basi giuridiche che ne definissero specificamente funzioni, responsabilità e disciplina finanziaria, al CARA di Mineo girano fiumi di denaro pubblico gestiti senza alcun controllo ormai senza risolvere il problema dell’accoglienza di queste persone. La “grande” politica sembra aver trovato un’altra bella mucca da mungere in Sicilia, e lo fa spregiudicatamente sulla pelle di persone fragili e di comunità locali già sfiancate dall’assenza di opportunità lavorative. Le responsabilità stanno un po’ sulla testa di tutti, ma si faccia qualcosa prima che sia troppo tardi!

Per Arci Catania
Giuseppe Belluardo

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