SOLIDARIETA’ AI/LLE COMPAGNI/E DENUNCIATI/E PER LO SGOMBERO DEL CPO EXPERIA


All’alba del 30 Ottobre 2009 Catania è stata manganellata. Eravamo in molti ad accorgerci di quello che stava accadendo. Da una parte un ingente spiegamento di caschi blu -forza bruta e violenza dall’altra noi -studenti, precari, disoccupati, abitanti del quartiere, migranti- che difendevamo il Centro Popolare Occupato Experia, unico spazio
aggregativo in un quartiere popolare come l’Antico Corso di Catania, rivendicato con forza, ancora oggi, da tutti coloro che continuano a lottare e resistere quotidianamente per abbattere l’inaccettabile e aberrante piano di devastazione economica, sociale, ambientale e culturale a cui il potere intende sottoporci.
Le nostre mani erano alzate contro l’emarginazione cui sono condannati i quartieri popolari. Tutti sapevano che il CPO Experia, che quella mattina Catania difendeva, era un posto di “casa”, il luogo dove il quartiere smetteva di essere ghetto ed iniziava a diventare spazio di aggregazione politica e sociale. Uno spazio in cui ci si incontrava per lottare con determinazione, per schierarsi, per discutere gli aspetti critici del vivere questa città e non solo. Uno spazio in cui si praticavano attività come la palestra popolare, il doposcuola per i bambini che lì trovavano anche un luogo in cui
giocare e socializzare, che non fosse la strada, il solito parcheggio di un ospedale, gli edifici pubblici che le amministrazioni locali continuano volutamente a lasciare all’incuria, al degrado, all’abbandono avallando speculazioni edilizie -che mirano esclusivamente a difendere interessi privati- anziché garantire diritti e una qualità della vita dignitosa nei quartieri popolari.
E mentre i manganelli volevano spazzare via i diciassette anni di storia del CPO Experia qualcuno, dall’altra parte della strada, rimaneva a guardare compiaciuto. Un paradosso grottesco: i rappresentanti delle istituzioni, quelle che per definizione dovrebbero prendersi cura del “bene comune”, si compiacevano del fatto che il CPO veniva sigillato sulle botte dei compagni e delle compagne che lo difendevano dalla violenza e dall’arroganza del potere. Erano gli stessi compiaciuti personaggi che nella città della mafia dai colletti bianchi, nella città dell’informazione zittita e connivente coi poteri forti, tacciono per convenienza, paura, vigliaccheria o peggio complicità.
A ricordare quel giorno, oltre i nostri lividi asciutti, oltre la nostra voce azzoppata per la chiusura di uno spazio politico critico, rimangono soltanto i procedimenti a carico dei compagni indagati per aver difeso uno spazio di tutti e proprio

il 30 OTTOBRE 2013 (!) SI SVOLGERÀ LA PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO.

A ricordare quei giorni c’è la nostra rabbia consapevole, ci sono LE NOSTRE INARRESTABILI LOTTE che NON VANNO PROCESSATE!
A ricordare quel giorno c’è la nostra voce solidale ai compagni e alle compagne:
EXPERIA, ORA E SEMPRE RESISTENZA!
¡NO PASARÁN!
“È giusto disobbedire a leggi ingiuste, ed è giusto disobbedire alle sentenze che puniscono la violazione di quelle leggi”
Howard Zinn

Arci Catania

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