Il Consiglio Comunale di Catania approvi subito il Registro delle Unioni Civili. Nasce il comitato.


Il 23 dicembre 2013, due giorni dopo il Pride d’Inverno organizzato per sollecitare l’Amministrazione comunale catanese ad affrontare i temi dei diritti civili, la Giunta Bianco produce la proposta di delibera che ha per oggetto il “Regolamento Comunale sulle Unioni Civili”.

Secondo lo stesso sindaco, Enzo Bianco, infatti, il Registro è uno “strumento di civiltà” per cui egli stesso aveva assunto l’impegno durante la campagna elettorale e, appena eletto, dal palco del Catania Pride del 29 giugno 2013, di fronte alla Comunità lgbtqi e alle realtà cittadine ad essa vicine. Il Registro delle Unioni Civili, battaglia storica del Movimento Omosessuale italiano, non è, tuttavia, uno strumento esclusivo delle coppie dello stesso sesso, ma di tutte quelle coppie (omosessuali ed eterosessuali) che volessero accedervi.

L’iter approvativo del Registro, oggetto di promesse elettorali di Bianco e, quindi della maggioranza che grazie a quelle promesse è stata eletta, tuttavia non pare stia procedendo secondo le aspettative. Una parte della maggioranza, infatti, pare essere stata colpita da smemoratezza e, dimentica del contenuto delle dichiarazioni del loro candidato sindaco in merito a questa questione durante la campagna elettorale, si scopre oggi di non essere del tutto favorevole a tale Regolamento adducendo come scusa che l’elettorato e/o la città non sarebbe pronta a un simile passo. Ne emerge immediatamente un dato: alcuni dei Consiglieri eletti in una maggioranza che si autodefinirebbe progressista considerano i loro elettori e/o la città di Catania immatura sulla questione dei diritti civili e quindi, in sostanza, non il linea con gli avanzamenti culturali di Enna, Siracusa, Taormina, Palermo, Palagonia, Bagheria, Torregrotta ecc. i cui cittadini e le cui cittadine sarebbero, a rigor di logica Consiliare, migliori dei catanesi o quantomeno più maturi. Tra l’altro questi stessi cittadini che oggi non sarebbero pronti, ieri li hanno votati anche se nei loro proclami elettorali si parlava di Registro delle Unioci Civili; è un fenomeno solo catanese che potremmo chiamare “intermittenza civile” della cittadinanza: oggi avanti, domani indietro. Altro dato è che quei Consiglieri eletti sulla scorta di un programma elettorale che prevedeva anche enunciazioni a favore delle Unioni Civili e che oggi, maggioranza, si oppongono al Registro avrebbero mentito ai loro stessi elettori.

Contro il Registro si è prontamente scagliata la Diocesi catanese che, forte della disinformazione che essa stessa concorre a produrre sull’argomento, paventa la fine della famiglia, la disgregazione del tessuto sociale ma, soprattutto, l’eventuale equa distribuzione di eventuali briciole di finanziamenti a tutte le famiglie della città (quelle fondate sul matrimonio e quelle di fatto) rivendicando solo per le famiglie da Essa riconosciute l’assistenza e gli aiuti del Comune, in linea con uno spirito la cui etichetta recita “cristianesimo: tracce”.

Nella querelle in oggetto emerge, ancora, una certa ignoranza in merito alla Costituzione italiana, chiamata in causa a sproposito, e un uso strumentale dello Statuto Comunale che proprio all’art. 6.12 cita «Il Comune tutela e valorizza il ruolo della famiglia anche come nucleo fondamentale della dialettica sociale, avendo particolare attenzione alle condizioni di reale parità tra i sessi. In tal senso si adopera per rimuovere ogni forma di discriminazione e s’impegna ad un’interpretazione, la più ampia possibile, della legislazione vigente in ordine alla politica sociale in favore della famiglia, considerata tale anche quella di fatto (casa, salute, servizi, lavoro, etc.)».

Per contrastare pubblicamente la deriva reazionaria che la questione sul Registro sta evidenziando in seno al Conisiglio Comunale e per favorire un percorso di dialogo sull’argomento, per fugare ogni dubbio sulla vera natura del Registro delle Unioni Civili, nasce il Comitato Civico per i Diritti Civili (comitatodiritticivilicatania@gmail.com) che avrà il compito di vigilare sul percorso di avanzamento della città e della sua Amminstrazione lungo il cammino dell’ampliamento dell’accesso ai diritti a tutte/i e sul mantenimento e la loro corretta fruibilità di quelli già acquisiti.

Al sindaco Bianco chiediamo di essere il primo difensore di se stesso e delle proprie idee e di agire nella direzione dell’approvazione da parte del Consiglio Comunale del Regolamento perché la sua azione di promozione dei diritti non si risolve nella proposta di delibera di Giunta che, per quanto positiva, non rappresenta che solo il primo momento di un iter molto più complesso, in cui la volontà del sindaco e della Giunta giocano un ruolo centrale, soprattutto nei confronti della maggioranza del Consiglio Comunale.

Arcigay “QueeRevolution” Catania, Arci Catania, Ass. Antimafie “Rita Atria”, Agedo Catania, Associazione Thamaia Onlus, ANPI provinciale di Catania, Catania Bene Comune, Centro Koros, Fiom, CGIL Catania, Giovani Comunisti/e, La Città Felice, Le Voltapagina/Se non ora quando? Catania, Movimento 5 Stelle Catania, Partito della Rifondazione Comunista Federazione di Catania, Sinistra Ecologia e Libertà di Catania, UAAR Catania, Kalon GLBTE

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