Necrologio in morte della speranza


Apprendiamo dalla stampa dell’ennesimo tragico episodio di disperazione avvenuto all’interno del CARA di Mineo: il suicidio di un giovane eritreo di 21 anni. Il suo nome, il suo volto, la sua storia sono a noi ignoti, ma ugualmente possiamo sentirci afflitti da una morte significativa, perché rappresentativa della morte della speranza. Non è certo facile comprendere le ragioni di un gesto simile, non è certo facile provare empatia o sentire sulla nostra bianca pelle europea la sensazione di disagio, emarginazione, frustrazione che un migrante, richiedente asilo, persona in fuga dalla guerra nel suo paese, dalla privazione della libertà personale, dalla fame e dallo sfacelo sociale può provare. Soprattutto quando la sua vita è “contenuta” e confinata da leggi, regolamenti e non-luoghi di trattenimento come il mega-CARA di Mineo che dovrebbero definire il percorso burocratico di accesso alla salvezza dei migranti. Non sarebbe opportuno usare questo episodio per esprimere le ragioni per cui ci schieriamo apertamente per la chiusura di questo enorme campo di disumanità, ma non possiamo non sentirci affranti dal silenzio di una politica che tende ad interessarsi ai problemi dell’immigrazione e dell’accoglienza solo quando c’è possibilità di speculazione clientelare e affaristica. Non possiamo certamente mettere in relazione di causalità il suicidio di questo giovane eritreo con le precarie condizioni di accoglienza in questo “non-luogo” perché sarebbe inopportuno e ingeneroso addebitare la morte su chi lavora ogni giorno con gli ospiti della struttura, ma non possiamo neanche chiudere gli occhi ed essere indifferenti alla morte di una persona che ha voluto privarci del suo sorriso, perché tutti come società intera non lo meritavamo…

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.